Viaggi & Sapori
Castelfranco Veneto la città di Giorgione
dove si mangia e si beve bene
Reportage in Veneto tra arte, storia, cultura e gastronomia
di Giovanni Acerbi
Castelfranco Veneto è una cittadina murata di circa 30mila abitanti situata in posizione strategica e centrale fra i capoluoghi veneti di Treviso, Padova e Vicenza, ma è soprattutto città natale di Giorgio Barbarella o Giorgio o Zorzi da Castelfranco, passato alla storia come Giorgione, di cui conserva l’antica dimora. La storia di questo luogo si perde nella notte dei tempi, si fa per dire, e risale al Medioevo quando, fondato alla fine del XII secolo ed eretto il famoso castello, il Comune di Treviso vi mandò cento famiglie di uomini liberi, alle quali furono concessi poderi e case esenti da imposte e gravami, da cui il toponimo Castelfranco: castello, per l’appunto, “libero” dalle imposte.
Ma veniamo al recente viaggio alla scoperta della cittadina veneta. Dopo aver preso dimora all’Hotel alla Torre, nel cuore della città, accanto alla Torre dell’Orologio, da cui ne deriva appunto il nome, ubicato in un prestigioso palazzo nobiliare del ‘500 ristrutturato e ampliato, siamo stati accolti a Palazzo Soranzo Novello dal Sindaco, Stefano Marcon, dall’Assessore al Turismo, Gianfranco Giovine e da quello alla Cultura Avv. Roberta Garbuio; durante il rinfresco che ha fatto seguito al meeting istituzionale di benvenuto, abbiamo avuto il primo contatto con la gastronomia castellana. Un sufflè di erbe del territorio, verdure in saor (un condimento a base inizialmente di cipolle bianche e aceto di vino bianco, successivamente arricchito con uvetta e pinoli), salame nostrano su focaccia e un risotto alla zucca con formaggio Morlacco e polvere di rosmarino. Il tutto preparato dai cuochi del ristorante Antico Girone che ci ha ospitato per la cena dell’ultimo giorno. Sempre a Palazzo Soranzo è seguito, poi, l’incontro con le curatrici di Portofranco, la Mostra con opere di Maurizio Cattelan e artisti contemporanei, in anteprima sull’esposizione prevista in novembre.
Il pomeriggio giro per la città con il camminamento delle mura, Casa Costanzo (dal nome del nobile Tuzio Costanzo che commissionò al Giorgione la splendida Pala di Castelfranco), il Duomo di Santa Maria Assunta e San Liberale, con la Pala di Castelfranco e la sacrestia, piccolo scrigno d’arte contente opere del Piazza e del Veronese, Museo casa Giorgione che ospita il Fregio delle Arti Liberali e Meccaniche Giorgione, Lo Studiolo di Vicolo dei Vetri, enigmatico ambiente affrescato, e il Teatro Accademico progettato nel 1746 dall’architetto Francesco Maria Preti. A seguire visita alla Dotto Trains, leader mondiale nella progettazione, produzione e vendita di trenini su gomma e su binari (sono quelli utilizzati anche a Lugano per il City Tour).
Cena davvero tipica al Ristorante Alla Speranza con antipasti misti a base di sarde in saor (stessa ricetta veneziana di cui parlavamo), pollo in saor, riso con funghi porcini, bigoli all’anatra e musetto del maiale di cui Davide, il proprietario, è campione del mondo; lui utilizza a volte anche la lingua dell’animale come ci ha spiegato e ci ha fatto assaggiare insieme ai vini bianchi e rossi della casa. Il ristorante è anche una locanda che faceva anticamente parte di un caravan serraglio, un luogo dove sostavano anticamente persone ed animali per ripararsi la notte durante gli itinerari provenienti soprattutto da Oriente e Venezia poco distante non ne era esente.
Il giorno successivo siamo partiti per San Vito di Altivole, piccola cittadina situata nell’alta pianura trevigiana, che gode di una vista privilegiata sui Colli Asolani e sulle Prealpi Dolomitiche bellunesi e sede del Memoriale Brion, capolavoro geniale dell’Architetto Carlo Scarpa (set tra i luoghi del film di fantascienza Dune 2).
A Riese Pio X, un altro piccolo comune della provincia di Treviso, abbiamo visitato l’azienda Pasta Zara, un’azienda famigliare ormai da 4 generazioni e più, con le tradizioni e i saperi che vengono tramandati fin dal lontano 1888, di padre in figlio, come ci ha spiegato il presidente Furio Bragagnolo. Quattro generazioni di imprenditori coraggiosi e visionari, che hanno fatto della pasta la loro bandiera e della qualità, nel rispetto della natura, la loro ragione di vita. Il nome Zara le viene dato dopo il 1942 quando fu creato un pastificio a Zadar, Zara in italiano, quando la città, ora croata, era italiana. Le linee sono quelle classica, integrale e all’uovo comprese quelle bio. Ma la genialità di questo pastificio, secondo solo alla Barilla o alla De Cecco per dimensioni e che esporta in tutto il mondo, consiste nell’aver creato di recente, assieme alla linea “Bragagnolo Premium”, la cosiddetta “Pasta Estroversa”, cioè rigata all’interno, così da trattenere una maggior quantità di sugo.
Siamo poi ritornati a Castelfranco per la visita a Villa Revedin Bolasco e al suo parco, raffinato complesso architettonico con giardino storico, con stagni, uccelli acquatici e mille alberi di cui dieci monumentali, per poi proseguire con la visita al Conservatorio “Agostino Steffani” presso Villa Barbarella (ottocentesca villa di campagna della famiglia Azzoni Avogadro) dove abbiamo potuto approfittare di un gioioso intermezzo musicale jazz e swing a cura degli allievi del Conservatorio.
Al termine per alcuni rientro all’Albergo Roma, in centro a Castelfranco Veneto, di rimpetto alle ottocentesche mura cittadine, sul lato ovest di Piazza Giorgione, e per altri compagni di viaggio alla Locanda Al Moretto, che si affaccia sul centro della piazza principale di Castelfranco Veneto, sotto le mura dell’antico borgo millenario denominato da sempre “Città Murata” per poi terminare la serata con una cena tipica al Ristorante all’Antico Girone Bastia Vecchia. Un trionfo di piatti e di vini raffinati ed egregi: un antipasto di patate di Pagnano ripiene di fonduta di Vezzena Dop e tartufo nero uncinato, bagnate da un buon Prosecco di Conegliano Docg; a seguire un risotto ai funghi porcini e polvere di rosmarino accompagnate da un Incrocio Manzoni 6.o.13 Fgt dell’Azienda Vitivinicola Manera, un coniglio in porchetta con carote novelle e mandorle con un Recantina Rosso Fgt sempre dell’azienda Manera e un ottimo tiramisù della Casa. Proprietaria e gestore del locale che si trova per magia, all’interno delle Mura, è Laura Gentilini che insieme al marito (che gestisce anche un altro ristorante, poco distante, il Bastia Vecchia) e ai figli che l’aiutano anche con il catering (vedi quello del primo giorno a Palazzo Soranzo) è un’ottima e intraprendente cuoca oltre che imprenditrice.
Dopo una notte ristoratrice eccoci di nuovo a gustare per colazione i prodotti Fraccaro presso l’omonimo Bistrot sito a Ca’ Amata presso il golf club da cui prende il nome la location. Lievito madre con acqua e farina miscela di microorganismi saccaromiceti, anidride carbonica, glicerina e senza conservanti sono alla base dei prodotti di questa azienda dolciaria nata come panetteria negli anni 50′ del Novecento cha da 4 generazioni porta avanti la tradizione. “Per produrre panettoni tradizionali e con cioccolato ci vogliono 3 gg di lavoro ci spiega con orgoglio” Luca Fraccaro ” che poi vengono messi a raffreddare a testa in giù per evitare che si gonfino ed esplodano. I panetti di lievito da 5 kg vengono messi in frigorifero per rallentarne la fermentazione. L’azienda esporta in tutto il mondo ed in particolare in Brasile dove c’è un forte mercato dolciario”. Siamo usciti pieni di gioia e leccandoci i baffi dopo aver assaggiato il loro prodotti la cui caratteristiche è quella di non essere però troppo dolci. Alcuni sono anche vegani e senza glutine.
Dopo le confezioni dei panettoni siamo passati agli imballaggi e ai packaging della Toopatch di Tao Technolgies, produttore di apparecchiature mediche e per lo sport, all’avanguardia nelle nanotecnologie, per finire “in gloria” con un aperitivo all’Albergo Moretto dove la titolare, la gioiosa e simpatica Luciana Rigato ci ha accolto con i suoi racconti sulle valigie e i piatti della nonna (che ancora conserva presso la struttura) che veniva dal Brasile, per poi passare all’altrettanto raffinato ristorante Barbesin. Il pranzo di commiato è consistito in un raffinato piatto di ravioli con ripieno di zucca e amaretto, punta di vitello con involtini di verdure con pancetta e soufflé’ di patate e la ciottola dello chef con cioccolata calda, un dolce che da solo valeva il viaggio!
Dopo tali delizie abbiamo preso commiato dai nostri anfitrioni ed organizzatori, compresi l’assessore Gianfranco Giovine che ci ha sempre accompagnato durante tutto il nostro soggiorno raccontandoci simpatici e divertenti aneddoti anche della sua vita. Un grazie anche a Maurizio Drago dell’omonima Agenzia Drago Press che, con altrettanta attenzione, ha organizzato il Tour insieme alla sua bella e brava socia e collega Federica Pagliarone.

La Pala di Giorgione

Palazzo Soranzo Novello

Panettone Fraccaro

Pastificio Bragaganolo Zara: pastaie per la selezione degli spaghetti

Ciotola dello chef con cioccolata calda – Ristorante Barbesin

Coniglio in porchetta con carote novelle e mandorle – Ristorante Antico Girone Bastia Vecchia

Punta di vitello con involtini di verdure pancetta e soufflee di patate – Ristorante Al Barbesin

Conservatorio di musica Agostino Steffani




