L’intervista
HCAP: 17 anni emozionanti, duri, costosi
A tu per tu con Filippo Lombardi dall’8 febbraio presidente onorario
di Piergiorgio Giambonini, giornalista
Dopo 17 anni alla testa del club leventinese, dall’8 febbraio 2026 Filippo Lombardi non è più il presidente dell’HCAP. Per tanti motivi, un’uscita di scena reciprocamente sofferta, ad immagine dei tre complicatissimi mesi trascorsi tra la “storica” conferenza-stampa dell’8 ottobre e le dimissioni annunciate il 15 gennaio.
Filippo Lombardi, gli ultimi sono stati i tre mesi più duri e più stressanti della sua lunghissima presidenza? I più duri no. Quando non sapevo come pagare gli stipendi a fine mese, era più dura. Quando abbiamo giocato tre spareggi per la salvezza, era più dura. Quando il Cantone ci ha comunicato che dovevamo mettere definitivamente fuori servizio la Valascia entro il 30 aprile 2009 (l’ho scoperto il giorno dopo la mia elezione alla presidenza) è stata più dura. Quando l’Istituto delle valanghe di Davos ci ha comunicato che non avremmo comunque potuto ristrutturare la Valascia, è stata molto più dura. Ho vissuto insomma giorni ben più difficili per il club. Personalmente, però, i miei ultimi tre mesi non sono stati piacevoli per come sono stato trattato da certuni. Certi commenti mi hanno fatto molto male. Insomma, soggettivamente sono stati tre brutti mesi, ma oggettivamente – ripensando alle difficoltà finanziarie, tecniche e sportive – in questi 17 anni ci sono stati momenti parecchio più duri e pesanti.
Come li riassumerebbe allora, con tre semplici aggettivi, questi 17 anni? Emozionanti. Duri. Costosi.
Torniamo all’8 di ottobre: davanti alla stampa e in una diretta streaming da record assoluto per Teleticino, lei iniziò il suo intervento dicendo di essere arrabbiato in primo luogo con sé stesso…
Sì, perché non sono stato capace di gestire la situazione, per quanto difficile e delicata. Eravamo confrontati a un contesto in tutto e per tutto particolare in virtù del legame molto lungo e molto forte tra il DS e il coach, ma anche con il sottoscritto, e già questo mi coinvolgeva emotivamente a tal punto tale da farmi magari perdere quel pizzico di razionalità che invece bisognerebbe sempre mantenere, anche nelle situazioni più difficili. Sul piano oggettivo la “problematica” non era però nuova: internamente era già stata affrontata e discussa due anni fa, e poi di nuovo la scorsa estate, poi però – di comune accordo – si era deciso di andare avanti così per un’altra stagione, che sarebbe stata l’ultima. Del resto, Duca e Cereda hanno sempre ribadito di essere arrivati assieme e che assieme sarebbero partiti, e questo ci ha messi nell’impossibilità di gestire in altro modo questa “problematica”. Ribadito questo, aggiungo che non avremmo dovuto fare nessuna conferenza-stampa, e qui si torna a quanto già dicevo in merito al legame fin troppo profondo con Duca: è stato lui a chiedermi di organizzarla e di parteciparvi, e io gliel’ho concesso, in virtù appunto del lunghissimo cammino fatto assieme. Proprio Paolo ha avuto modo di dirmi che «una settimana di cazzate non cancella 17 anni di battaglie comuni…
Le dimissioni poi annunciate il 15 gennaio quanto sono state per scelta sua e quanto invece a causa di pressioni interne/esterne? Quando, in occasione della conferenza-stampa di ottobre, ho constatato di non essere stato abbastanza lucido per gestire al meglio la situazione, era anche normale che ne dovessi poi affrontare le conseguenze. Come detto, quei tre mesi per me personalmente sono stati sgradevoli, questo è sicuro. Qualcuno si è fatto avanti dicendosi disposto ad investire nell’HCAP a patto che io mi facessi da parte, qualcun altro ha detto che avrebbe interrotto il suo sostegno se non me ne fossi andato. Quindi sono stato il primo a dire “metteteceli e non sarò io l’ostacolo”. Ovvero: me ne vado piuttosto ieri che domani, se questo è per il bene dell’Ambrì. Ovviamente nella speranza che alle parole sarebbero seguiti i fatti.

A proposito di fatti: la Gottardo Arena è figlia soprattutto delle visioni e della “questua” di Filippo Lombardi. Non ci fosse quella, non ci sarebbe più neanche l’HCAP, e a giusta ragione non ci si stancherà mai di ricordarlo…
Tutto questo ha semplicemente del miracoloso, con alle spalle tanti e tali problemi legati alla Valascia: l’impossibilità appunto di ristrutturarla, la volontà dell’Assemblea di Giornico contraria all’ipotesi di costruire uno stadio nel Bellinzonese, la decisione di rimanere in una zona economicamente non fiorente, le difficoltà nel trovare finanziamenti e soluzioni, i tempi biblici necessari per qualsiasi opera pubblica, i tantissimi altri aspetti a livello pianificatorio e burocratico, il poco tempo che ci abbiamo invece messo a realizzarla… e, dulcis in fundo, l’aver “trasferito” il pubblico dal vecchio stadio alla nuova arena senza nessun effetto collaterale, anzi rilanciando entusiasmo, presenza in pista e “modo” di vivere le partite. Sì, lasciatemelo ribadire: la Gottardo Arena con il suo pubblico è un miracolo.
Sul piano finanziario, il riassunto della gestione-Lombardi lo si legge in questa sua dichiarazione: «Quindici anni fa si incassavano 11 milioni e se ne spendevano 13. Adesso se ne incassano 23 e se ne spendono 24. La cifra rossa, insomma, si è dimezzata a fronte di una cifra d’affari raddoppiata».
A queste condizioni oggi ce la giochiamo, e potremo giocarcela anche nei prossimi anni. Questo è sicuramente frutto della tenacia con cui abbiamo tenuto duro negli anni più duri, anche immettendo liquidità quando necessario, e della caparbietà nel volere e nel realizzare la nuova arena. Tra l’altro, il milione che ancora manca ogni anno è quello legato a interessi bancari, ammortamenti, leasing e vari costi che riguardano il passato: da cinque stagioni a questa parte la gestione corrente è infatti mediamente in pareggio, con tre anni in cifre nere e due anni in cifre rosse non catastrofiche.
Il futuro da ex presidente significa sicuramente meno stress, meno impegni, meno rabbia anche. Più invece di tutto il resto, a cominciare dal tempo… In che modo l’HCAP resta comunque nel cuore e nella vita del Filippo Lombardi tifoso e, dall’8 febbraio, presidente onorario?
Resto ovviamente vicino al club, anche come membro del CdA della Valascia Immobiliare (con il compito di continuare a gestire il debito dell’Arena e l’obiettivo di una progressiva diminuzione dello stesso) e della Gottardo Eventi & Gastro, società che ho fondato e quasi interamente finanziato, e che deve ancora crescere. Come tifoso, continuerò ad esserci il più spesso possibile, compatibilmente con i miei impegni politici, associativi e personali, per i quali ora avrò un po’ più di tempo…

Dei giocatori avuti in squadra in questi 17 anni, Filippo Lombardi chi mette sul suo podio personale?
Sul gradino più alto ovviamente uno accanto all’altro Duca e Cereda, con un distacco talmente ampio che poi preferisco solo fare qualche altro nome legato a periodi diversi: dei “nostri” ovviamente Pestoni (che aveva iniziato con me, insieme ad Hofmann), Grassi e Zwerger, come pure alcuni stranieri, in primis Westrum, Hall, Noreau, Kubalik e Formenton. Ma queste liste non sono mai complete…
E sul podio dei risultati e delle emozioni sportive? Nell’ordine, la vittoria alla Coppa Spengler nel 2022, il primo spareggio-salvezza chiuso in gara-5 contro il Visp nel 2011, e l’autunno del 2013 con qualche giornata da capolista e il secondo posto a Natale.
La scheda presidenziale
Classe 1956, Filippo Lombardi aveva assunto la testa del Consiglio di amministrazione della HCAP SA il 9 aprile 2009, ed è il presidente biancoblù – il 17° della storia del club – rimasto più a lungo in carica: quasi 17 anni, seguito a debita distanza da Giovanni Celio (papà di Bixio e nonno di Brenno), che lo era stato da 1949 al 1959. Durante la sua lunghissima gestione Lombardi ha “giocato” 960 partite, con un bilancio di 386 vittorie, 3 pareggi e 571 sconfitte, per una media di 1,2 punti a partita. Diciassette stagioni di NL durante le quali l’Ambrì-Piotta si è classificato tre volte tra le “top 8” (settimo nel 2014, quinto nel 2019 e ottavo nel 2024), si è qualificato due volte per i quarti di finale dei playoff (2014 con coach Pelletier e 2019 con Cereda) e ha disputato tre spareggi-salvezza (2011, 2012 e 2017), vincendo la Coppa Spengler nel 2022.
Un debole per la cucina
Filippo Lombardi ha decisamente un debole per la buona cucina e i buoni vini, e gli piace condividere il tutto invitando gli amici a casa sua. In cantina, ci racconta, ha addirittura un migliaio di buone bottiglie: soprattutto rossi ticinesi, italiani e francesi, ma anche catalani e portoghesi. Se la cava bene pure ai fornelli, con preferenza per i risotti e le grigliate, ma gli piace preparare anche la pummarola («fatta in casa e cotta tre ore con le giuste verdure») e gli stuzzichini “per aperitivare”. Le sue mille attività lo portano ovviamente molto spesso a far tappa nei ristoranti, e allora il suo menu ideale prevede, in sequenza, la tartare di salmone o il foie gras con Sauternes, la pasta in generale (“anche se dovrei evitarla…”), la Chateaubriand al sangue con salsa bernese o la sella di capriolo Baden-Baden, un ottimo vino ticinese prima bianco e poi rosso, e infine una mousse al cioccolato bianco seguita da un amaro di qualità.





